Blog - o blob? - scritto a quattro mani:
tutte, ma soprattutto due, che si sforzano solo il minimo indispensabile

Minimo sindacale, quattro chiacchiere in solitario
giovedì, 29 giugno 2006
<<Il direttore generale è lì per nomina politica, i consiglieri di amministrazione sono ognuno in quota a un partito. A pioggia, le nomine di direttori di rete e dei telegiornali, capistruttura sono fatte su segnalazione di politici. Perchè le soubrette dovrebbero essere le uniche a non essere raccomandate dai partiti?>>

Maria Monsè sullo scandalo di "Vallettopoli"
Trasmesso da comedivedetta | commenti | commenti (popup)
Link | rubrica radiogiornale, leultimeparolefamose
giovedì, 29 giugno 2006
Lucio Malan, senatore forzista che ieri s'é guadagnato sul campo l'appellativo di "vescica di ferro" nello squallido spettacolo di Palazzo Madama, dà vita ad una spassosa intervista con Mario Ajello.

Da Il Messaggero, 29 giugno 2006

ROMA - «Pronto, presidente?».
No, senatore Malan, sono solo un giornalista.
«Ah... mi avevano detto che mi avrebbe chiamato Berlusconi. Per farmi i complimenti».
Crede di meritarseli?
«I miei antenati hanno sconfitto l’esercito francese, e io sto sbaragliando le truppe dell’Unione».
Lei è inchiodato dentro l’Aula. Che cosa manda a dire a Marini che sta dietro la porta?
«Che è un violentatore!».
Che cosa?
«Violenta il regolamento parlamentare. E non lo conosce».
Per questo glielo ha tirato addosso?
«Non l’ho fatto con cattiveria. Il mio lancio non è stato una bomba da bomber. Gli ho solo fatto er cucchiajo».
Che?
«Un tiro dolce, a foglia morta».
Ma lei scherza o fa sul serio?
«Non si scherza con quelli. Marini ha tolto la parola a me, per darla a Chiti».
Embè?
«Chiti è un commissario politico della polizia comunista sovietica».
Malan, ha bevuto?
«Cerco di non bere, sennò mi aumenta la pipì e non posso farla, perchè sono chiuso qui dentro e sono pronto a restarci anche tutto il week-end compreso il ”ponte”».
Pietro, Paolo e Malan?
«Ho la vescica di ferro».
La forzista Burani Procaccini vuole portarle il pannolone.
«La ringrazio, ma non mi serve».
Lo sa che i commessi la stanno venendo a prendere?
«Solo con una gru riusciranno a portarmi via».
E se arriva la Celere?
«La respingerò!».
Il suo grido di battaglia?
«Resistere-resistere-resistere!».
Senza catetere?
«Non accetto mediazioni al ribasso. Vengono da me gli ambasciatori, mi arrivano telefonate e ”pizzini”...».
E lei?
«Sono una quercia».
Si darà fuoco, come fece Jan Palach contro i comunisti?
«Bruciarmi, no. Ma arrendermi al regime, neppure».
Mangia?
«Digiuno».
Sciopero della fame?
«No. E’ solo che in Aula è vietato mangiare e io il regolamento lo rispetto».
Quale mediazione accetta?
«Non questa: viene in Aula non Marini ma un suo vice, il quale finge che io non ci sia e insomma non mi costringe ad uscire, però non mi dà la parola che mi spetterebbe».
Proposta irricevibile?
«Io, fino a prova contraria, esisto. E nè io posso far finta di non esistere nè loro possono fingere che io non esista».
Pietà!
«Non lo griderò mai».

Trasmesso da comedivedetta | commenti (1) | commenti (1)(popup)
Link | rubrica radiogiornale, inparcondicio
martedì, 27 giugno 2006

Che la specie dei giornalisti tenda ad essere mistificatrice, più per presunzione che per volontà fraudolenta, l’ho già sostenuto. Una riflessione diversa nasce oggi, anzi riaffiora, da quegli eventi che per il loro impatto sull’opinione pubblica scatenano una folle corsa a rintracciare casi similari. Chi si occupa di cronaca cuce puntualmente ossessioni: i cani assassini, le stragi sulle strade, la pedofilia, gli stupri. Beninteso, non si mettono in discussione i meccanismi di un mestiere che non sono scelti semplicemente per convenienza, ma vengono negoziati con la linea editoriale di una testata, con gli interessi dei lettori, con il contesto. Eppure anche i giornalisti, che spesso con la propria sensibilità non negoziano un bel nulla, non rinunciano alle loro mode.


Quella del momento sembra essere la strage quotidiana delle vittime del lavoro. Ma solo oggi viene in mente che ogni anno in questo paese ci sono 1500 morti bianche.
Trasmesso da comedivedetta | commenti | commenti (popup)
Link | rubrica logorrea, radiogiornale, controcanti, aberrazione
domenica, 25 giugno 2006
da IL RESTO DEL CARLINO

BOLOGNA, 25 GIUGNO 2006 - Si è concluso stamattina, dopo 26 anni, il viaggio del DC9 Itavia precipitato il 27 giugno del 1980 nei mari di Ustica, portando con sé 81 vittime.

Alle 11.30 di stamattina il relitto del DC9, partito la notte scorsa dall'hangar dove era custodito a Pratica di Mare, è arrivato al Comando regionale dei vigili del fuoco in via Aposazza a Bologna, dove ad accoglierlo c'erano l'associazione dei parenti delle vittime, il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani e il sottosegretario al ministero dell'Interno Ettore Rosato.

Al suo arrivo non un applauso, solo un gelido silenzio e tante lacrime. Le lacrime di chi, 26 anni fa, vide partire un familiare a bordo di un aereo che ha fatto ritorno al punto di partenza dilaniato da un atto che ha ancora molti lati oscuri.

Decine le persone che hanno atteso per le strade di Bologna il passaggio del convoglio, composto in totale da 17 veicoli e lungo circa 300 metri mentre attraversava l'autostrada del Sole. Un viaggio di circa 425 chilometri, per ritornare nella città dove l'aereo partì il 27 giugno del 1980, e dove adesso verrà ospitato dopo che la Corte d'assise d'appello ne ha affidato la custodia al sindaco.

Per un anno il relitto riposerà nel Comando dei vigili del fuoco, ma per il prossimo anniversario sarà pronto il Museo della memoria, che in una vasca a livello -1 accoglierà il DC9 rendendolo visibile a tutti.

Tante le lacrime e la commozione dei parenti delle vittime quando il primo camion del convoglio, con a bordo un grosso pezzo della fusoliera, avvolto nel cellofan, è arrivato al Comando dei vigili del fuoco.

Una processione silenziosa, che ha commosso i presenti quasi quanto i parenti delle vittime della strage di Ustica. "C'era mio fratello a bordo, c'era mio fratello", ripeteva piangendo la signora Emma, mentre guardava passare il convoglio dei camion.
La rabbia accumulata e' sfogata da uno dei familiari che alla fine della cerimonia alla caserma dei vigili del fuoco di Bologna, ha lanciato il suo amaro appello al sindaco di Bologna Sergio Cofferati e al sottosegretario all Interno Ettore Rosato: ''la sinistra ha vinto, ce la dite la verità o fate come l'altra volta?''.
''Il Governo - ha assicurato con un messaggio il ministro della difesa Arturo Parisi - si sente impegnato a promuovere tutte le iniziative che abbiano come obiettivo la ricerca della verità''. La verità che, per i familiari, dopo 26 anni, sarebbe il miglior 'Museo della memoria'.
''Questo relitto è una meravigliosa opera d'arte spontanea - ha detto, fra le lacrime, Daria Bonfietti, presidente dell'associazione dei familiari delle vittima - vogliamo sapere da chi è stato cosi' spezzettato. Credo che ce lo debbano''.

A parlare per le istituzioni è stato il sindaco di Bologna Sergio Cofferati. ''La scelta del Governo di ricorrere contro la sentenza d' appello è politica - ha detto - e non solo giudiziaria. Ovviamente andrà sostenuta da altre specifiche iniziative, perche' venga fatta tutta la luce che manca attorno alla vicenda di Ustica. Tutti devono fare la loro parte, la nostra è tenere viva l'attenzione per non dimenticare e costruire la conoscenza. Se ognuno farà la sua parte i familiari delle vittime avranno le risposte che cercano''.
Trasmesso da comedivedetta | commenti | commenti (popup)
Link | rubrica radiogiornale
venerdì, 23 giugno 2006
Trasmesso da comedivedetta | commenti | commenti (popup)
Link | rubrica logorrea, inparcondicio
venerdì, 23 giugno 2006
Fa progressi. Sarà perché il Puffone vuole darsi un tono istituzionale.
Trasmesso da comedivedetta | commenti | commenti (popup)
Link | rubrica onair, inparcondicio
giovedì, 22 giugno 2006
Minimo chiama ancora una volta il call center di Sky. Ha due differenti problemi: il decoder non gli permette di vedere alcuni canali e vuole capire perché deve pagare 7 euro al mese per l'aggeggio che gli hanno dato in sostituzione del decoder di proprietà, morto alcuni mesi fa. Il messaggio di smistamento dice di premere 2 per io quesiti amministrativi, 3 per le questioni tecniche: Minimo ha ragione di ritenere che al primo risponderà un esperto amministrativo e al secondo un esperto tecnico.

Minimo: Avrei bisogno di un'informazione amministrativa. Devo richiamare?
Signorina Sky: No, può dire a me...
Minimo: ...

----

N.B. 1: Le telefonate al Call Center Sky sono a pagamento.

N.B. 2: Minimo ringrazia pubblicamente la terza signorina Sky conosciuta in pochi giorni, che si è beccata il cazziatone di 1'26" senza proferire parola e senza scomporsi. E che poi gli ha tolto la tassa dei 7 euri mensili per il noleggio dell'aggeggio...
Trasmesso da comedivedetta | commenti (1) | commenti (1)(popup)
Link | rubrica onair, risateadentistretti
sabato, 17 giugno 2006
C'era una volta una legge che avrebbe dovuto aprire il mercato radiotelevisivo ad altri competitor, battendo la strada di un nuovo e promettente sistema. La stessa legge che avrebbe dovuto rendere più indipendente una tv di stato strabica, attenta da una parte a seguire i sali e scendi dell'altalena politica (leggi alla voce "spoil system"), costretta dall'altra a rincorrere il modello e l'audience dei privati.

Questa legge avrebbe dovuto promuovere la concorrenza e accogliere nuovi soggetti che andassero ad arricchire il panorama televisivo italico. C'era da scardinare un duopolio dell'offerta (che per contenuti può esser considerato un blocco unico, visto che Rai e Mediaset sono più accorte a rispettare i target di rete che a darsi battaglia) soporifero per il tubo catodico nostrano.

Si partiva in netto svantaggio rispetto al resto d'Europa. E proprio per questo ce la siamo presa comoda. E lì dove non sono state concesse proroghe a largo raggio, il sistema rischia di incartarsi.

In questi due anni l'unico nuovo investimento degno di nota è fatto di capitali esteri ed è imperniato su uno dei pochi contenuti che consentono la vendita di decoder (il 58% degli utenti usa il set top box digitale per guardare programmi sportivi). Il progetto è andato avanti per qualche tempo sulla vecchia piattorma, quella analogica, e in forma gratuita. Ora il magnate franco-tunisino, che ha i soldi ma non è fesso, si è visto costretto a farsi ospitare sul satellite - dietro lauta ricompensa del collega australiano, è ovvio - perché per sua candida ammissione il mercato "è chiuso
e l´Auditel non rileva gli ascolti delle reti tematiche. Come facciamo a raccogliere pubblicità se non abbiamo un dato preciso sugli ascolti?".

E il digitale terrestre? Quanti sono i produttori di segnale e di contenuti presenti su questa piattaforma? Beh, gli stessi che si spartiscono la torta dell'analogico. E nello stesso modo. Dov'é l'ombra dei cento canali che l'ex ministro profetizzava? Chi potrebbe investire in un mercato dove i due litiganti si spartiscono ogni nuovo appezzamento che si presenta loro davanti? (Intanto alla Rai non credono ancora al fatto che due dei loro canali digitali attraggano 11 e 54 spettatori, molto meno di una qualsiasi tv locale).

Nelle grandi città la televisione che sfrutta la banda larga è sempre più una realtà. Fastweb spopola. Mentre i soliti fanno cassa, c'é la concreta possibilità che il tanto sbandierato digitale terrestre diventi l'ennesima meteora, un pò come il Betamax tra i videoregistratori o il Videotel nel mondo delle telecomunicazioni.

Una sola, ultima, incongruenza da riscontrare. Se la tv digitale e satellitare costituiscono il futuro del sistema, perché aver paura di privarsi una televisione in campo analogico? Se tanti decoder sono stati venduti, perché mille persone dovrebbero perdere il loro lavoro? Perché non ridare a Europa7 quello - una frequenza analogica - che le è stato illegittimamente tolto? Anche qui i calcoli dell'Auditel e le ragioni della politica potrebbero dare una risposta.

Val la pena dar ragione a Bergonzoni: "guardare la tv, ma non accenderla". E nel frattempo resto per un'altra tv.
Trasmesso da comedivedetta | commenti | commenti (popup)
Link | rubrica onair, controcanti, inparcondicio
giovedì, 15 giugno 2006
Firmato un documento per il  NO  al  referendum costituzionale  del 25 e 26 giugno, qualche giorno fa a Milano.

Tra i firmatari: Maurizio Pollini, Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Gae Aulenti, Enzo Biagi, Umberto Eco, Inge Feltrinelli, Rita Levi Montalcini, Claudio Magris, Dacia Maraini, Renzo Piano.
Trasmesso da Sisqo | commenti | commenti (popup)
Link | rubrica spigolature, buonenuove, radiogiornale, controcanti
mercoledì, 14 giugno 2006
"Ora, se è vero che nell’immediato è improbabile che qualcuno si assuma la responsabilità di staccare la spina al governo e dunque alla legislatura, poiché - come spiega autorevolmente un senatore centrista - per maturare la pensione da parlamentare ci vogliono due anni e mezzo, a due anni e mezzo e un giorno la questione potrebbe effettivamente porsi."

Barbara Jerkov, Il Messaggero - 12 giugno 2006
Trasmesso da comedivedetta | commenti | commenti (popup)
Link | rubrica radiogiornale, inparcondicio