Blog - o blob? - scritto a quattro mani:
tutte, ma soprattutto due, che si sforzano solo il minimo indispensabile

Minimo sindacale, quattro chiacchiere in solitario
martedì, 29 agosto 2006
"Alcuni quotidiani annunciano che il ministro delle Comunicazioni Gentiloni ha ingaggiato un super-consulente per il digitale terrestre: un certo Maurizio Costanzo. Naturalmente non può trattarsi dell'ex maestro della P2 (tessera n. 1819), conduttore di una dozzina di programmi su Canale5 (per tacer della moglie), già consulente de La7 dopo il passaggio da Colaninno a Tronchetti. Anche perché Gentiloni spiega che il suo Costanzo «è un vero sperimentatore, e ci darà idee e spunti per aiutare le nuove tecnologie a crescere». L'idea di arruolare il vero Costanzo non era venuta nemmeno a Gasparri, dunque non può trattarsi di quel Costanzo: sarà certamente un omonimo, un giovane studente esperto in comunicazioni, autore di saggi sul tema, totalmente al di fuori della mischia. Talmente bravo da far superare le perplessità per quell'ingombrante omonimia."

Marco Travaglio, l'Unità 4 agosto 2006




Ci speravamo. C'era da riformare una riforma pessima, che ha aggravato i vizi del carrozzone mediatico di questo paese. Da toccare ancor prima di quegli atti "ad personam", per i quali i governanti di oggi tanto si scaldarono a parole, come per il conflitto d'interessi nel 2001. E qualcuno considerava giustamente l'affossamento del paniere Gasparri una priorità.

C'era da cambiare registro, su ogni fronte. Ma i compagni, ancora una volta, fanno peggio dell'avversario. Perché si doveva dialogare sulle istituzioni senza concedere nulla sul piano politico. Al contrario, non si é concesso nulla sulle istituzioni e si realizzano nuove porcate inciuciste sul piano politico.

Si dirà: si poteva andare d'accordo solo sulla spartizione di certe poltrone (quirinale, palazzo chigi, palazzo madama, montecitorio e via discorrendo), era chiaro. Ma lo scendere ad un patto tanto lercio, fatte salve poche singolari eccezioni, non era previsto.


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domenica, 13 agosto 2006
Se la gente, come oggi fa, ha paura della morte, sbaglia. Invece la morte può diventare un'amica, specialmente alla mia età. Io ci ragiono, gli voglio bene, non è molto bella. Però se si fa qualche complimento alla morte, si può ammaliarla: "ah, sei arrivata, ma che bello, benvenuta, era tanto che aspettavo". E sicome è una donna, bastian contrario, se ne va via. La morte devi circuirla così, tutte le sere: "ma vieni". E lei non viene mica. E' come l'amore: se diciamo "vieni amore", quello non viene. Bisogna imparare a invocare la morte per allontanarla. Così va la vita: è tutta una contraddizione.



Alda Merini, intervista di Alessandra Gaetani - SegnoNelMondo 13/2006
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