Blog - o blob? - scritto a quattro mani:
tutte, ma soprattutto due, che si sforzano solo il minimo indispensabile

Minimo sindacale, quattro chiacchiere in solitario
martedì, 31 luglio 2007
Per tenere una coerenza politica del partito, il segretario dell'Udc Cesa si lascia andare anch'egli - pur mantenendosi nel campo delle parole e senza sforare in opere od omissioni - ad emerite puttanate.



(POL) Caso Mele, Cesa: Ricongiungimento familiare per i parlamentari

Roma, 30 lug (Velino) - Il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, annuncia di aver accettato le dimissioni del deputato Cosimo Mele - il deputato protagonista della serata in un albergo romano conclusosi con una ragazza al pronto soccorso - e lancia una proposta destinata a far discutere: “Si fanno tante polemiche sui compensi dei parlamentari, invece al parlamentare bisognerebbe dare di più e consentire il ricongiungimento familiare. Perché la vita del parlamentare è dura, la solitudine è una cosa molto seria”. La prima reazione critica arriva da Silvana Mura, deputata dell’Italia dei valori: “Il ricongiungimento familiare per i parlamentari il segretario dell’Udc se lo poteva proprio risparmiare, perché francamente è una cosa che fa ridere”, in quanto rappresenta una toppa “peggiore del buco”. Cesa si dice “profondamente amareggiato per quello che è accaduto. Ieri Mele, correttamente, mi ha raccontato tutto ciò che è successo. È stato un comportamento sbagliato, che lui ha riconosciuto”. Per il leader centrista la vicenda di cui Mele è stato protagonista costituisce “un fatto personale, ma incompatibile con i valori che l’Udc difende”. Si è trattato infatti di “un comportamento non consono con un partito come l’Udc che fa della difesa della vita e della famiglia la sua battaglia fondamentale”. Una battaglia che l’Udc continuerà a fare “a testa alta come abbiamo fatto in questi anni”. A proposito dell’ipotesi che Mele si dimetta da deputato, Cesa dice: “Il vincolo non è legato al partito. Attiene alla scelta personale se restare deputato o no”. A chi - come il segretario del Pdci Oliviero Diliberto - enfatizza la contraddizione fra i comportamenti di Mele e le sue scelte da esponente dell’Udc, Cesa ribatte: “Sono solo provocazioni e strumentalizzazioni. Si tratta di un fatto che riguarda una singola persona e poteva capitare anche a un esponente di un altro partito”.
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lunedì, 16 luglio 2007
I blog sono fatti per lo più da esibizionisti. Si trova la fuffa peggiore, senza un orientamento.


Umberto Eco

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martedì, 10 luglio 2007
Tu non ne avevi.

Io ne avevo una:

amavo.


Bertold Brecht

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lunedì, 02 luglio 2007

Quando voglio aggiornarmi sui passatempi dei bambini d'oggi, faccio riferimento al figlio dei miei vicini di casa. Tredici anni, sveglio nella media, consapevole - ma comprensibilmente disinteressato, e in quanto tale, paraculo - di come funzionano le mode tra i regazzini. Un paio d'anni fa gli prese la passione per gli omoni del wrestling e allora arrivarono nella sua cameretta le card con GionSina, TripolEich & co., gli immancabili videogames per la Ps e via discorrendo. Un po' tutto, tranne i posters, il cui spazio è riservato alle immagini della nazionale e della "MMaggica" (no, non è il tipo che appende il calendario della Canalis sul letto: forse lo terrà sotto la branda). Questo interesse durò diversi mesi e si concentrò, a dirla tutta, più sulla collezione del merchandising che sull'effettiva attenzione per i match televisivi. Già un annetto fa la sua collezione di "action figures" era già stata accantonata per spazio a quella dei mostriciattoli di turno.


Più o meno con la stessa tempistica si è mosso il palinsesto della tv generalista, che dopo molto tempo ha ripescato un genere da noi reso popolare tramite l'icona di HulkHogan e le caratteristiche espressioni italoamericane di Dan Peterson. In principio Italia1 ha programmato gli spettacoli alla domenica mattina, dove son rimasti per un po', prima che (ri)scoppiasse la Wrestlingmania. Da lì gli shows son passati al sabato pomeriggio, fino ad approdare al "prime time". Un'escalation che il network ha cavalcato a braccetto degli inserzionisti pubblicitari, ossia i produttori di merchandising vario.

La Wrestlingmania italiota, che la prima volta era coincisa con la Hulkmania (arrivata nel Belpaese in compagnia di "Dallas" e delle vallette di "Drive In"), s'è consumata così una seconda volta. Attirandosi le frustrate attenzioni (e reprimende) del Moige, alle quali Italia1 aveva risposto difendendo il suo prodotto. Nel frattempo l'interesse del mio giovane vicino di casa (e della maggior parte dei suoi coetanei italiani) s'è spostato verso altri spettacoli e marchi. Tanto da far calare i rating d'ascolto del programma "Smackdown!", tornato negli ultimi mesi all'iniziale programmazione della domenica mattina. Ora anche il secondo sbarco del catch americano in Italia (almeno sulla tv generalista) è al termine. L'occasione, colta da Italia1 per un prevedibile dietrofront, è l'atroce omicidio-suicidio di una delle sue star più celebri.

Il fenomeno era già in fase calante. Perché se in America il wrestling è fenomeno di (e in) costume e showbusiness, in Italia è essenzialmente showbusiness. La nicchia nostrana degli estimatori adulti di questo sport-
entertainment, attratta più dagli spettacoli che dal merchandising, è l'eccezione che conferma la regola: corrisponde per lo più al prototipo dell'appassionato americano medio, ma mi ricorda in fondo il modo con cui le casalinghe seguono certi sceneggiati tv (con l'unica differenza che mia madre non si rende quasi mai consapevole di avere davanti un "plot"). Perché, a ben guardare, questo spettacolo funziona - e perché non dovrebbe? - come qualunque altra finzione. Cambiano i linguaggi, ma restano gli stessi schemi narrativi:

<<Primordiali, infantili mostri da baraccone, questi cattivissimi sono personaggi che si travestono e recitano un copione codificato. La sequenza rituale è la seguente: primo scontro verbale tra i due antagonisti, negli spogliatoi, con enfatiche autorappresentazioni della propria forza e ingiurie e minacce all'avversario. Segue l'ingresso processionale sulla scena, accompagnate da musiche e da una miss. Saliti sul ring, esibizione dimostrativa della propria "mise" e della propria forza, rapido spogliarsi degli abiti e inizio della lotta. Ulteriori esibizioni saranno compiute dal vincitore alla fine del match>>*


Così come la scomparsa di un attore non mette in crisi il genere delle telenovelas o della fiction in genere, gli appassionati di wrestling resteranno tali anche dopo la tragedia del loro idolo. Dovranno cercare i loro beniamini altrove, perché il business in Italia, per ora, è finito.

A meno che gli spazi del digitale e del satellite non soppiantino la tv analogica, che continua a plasmare e rincorrere i gusti di determinati target commerciali. O a meno che non cresca una nuova generazione, la terza, cui proporre nuovamente cards, videogame e
merchandising vario.



*
Clara Gallini, <<Giochi pericolosi. Frammenti di un immaginario alquanto razzista>>: a ben vedere la sua descrizione si addice grosso modo anche ad una puntata di "Porta a Porta".




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lunedì, 02 luglio 2007
Aguzzate la vista...

Aguzzate la vista...
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