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Come per la trasmissione della conoscenza, anche per la trasmissione della coscienza (politica, civile, umana) non ci si dovrebbe affidare a speciali progetti di approfondimento o a programmi di studio. Ben venga, per carità, la diffusione di contenuti e generi ignorati o trascurati dal mainstream letterario/musicale/cinematografico/cosìvia. Ma credo si dovrebbe lasciare questo compito a chi, tra gli insegnati o gli educatori in genere, quei messaggi li ha penetrati e fatti propri, tanto da sentire spontaneamente il bisogno di condividerli con le persone che sono chiamate a educare. Altrimenti meglio lasciare alle nuove generazioni il compito di (ri)scoprire autonomamente (e, spesso, con molto più piacere) la ricchezza del viaggio dei grandi pensatori della nostra musica, della nostra letteratura, della nostra arte.