Blog - o blob? - scritto a quattro mani:
tutte, ma soprattutto due, che si sforzano solo il minimo indispensabile

Minimo sindacale, quattro chiacchiere in solitario
giovedì, 08 gennaio 2009
-Vado in palestra per mantenermi in forma
-Ma allora vai a fare ginnastica all'aperto!
-Se non pago, poi non la faccio...


...ciò che non costa non conta un cazzo.



Marco Paolini, "I Miserabili. Io e Margareth Thatcher"
Teatro Argentina, Roma, 08/01/2009 - Fila P Posto 3/S
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martedì, 12 febbraio 2008
ultimoraPartito del Popolo delle Libertà al 50%


Partito democratico al 36%

La Rosa Bianca tra l'11 e il 15%

Sinistra arcobaleno al 15

Udc al 6-7%

Lista per la vita di Ferrara* al 6

Lega Nord al 7-8%

Italia dei Valori - Di Pietro 5 **

Socialisti di sinistra al 1.5%

Socialisti di centro: vedi alla voce Pd***

Socialisti di destra: vedi alla voce Pg****

La Destra di Storace molto al di sopra della soglia elettorale



* Non si intende il girovita del giornalista, quotato molto più in alto (o meglio, in largo)

** E' la media tra il 6++ alla Camera e il 4-- in italiano

*** Si intende Partito democratico

**** Si intende Procedimenti giudiziari

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martedì, 19 giugno 2007
We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed, by their Creator, with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty, and the pursuit of Happiness.

That to secure these rights, Governments are instituted among Men...
martedì, 19 giugno 2007
Ogni tanto i giornalisti hanno l'occhio più lungo di altre categorie di cazzari...

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Massimo Falcioni, Affaritaliani

Più ricchi, più infelici

Per tre giorni alla Certosa di Pontignano (Siena) studiosi (sociologi, psicologi, economisti) di famose università internazionali si confrontano su un tema di grande attualità e controverso "Policies for happiness", cioè le politiche per la felicità. Cosa fa o cosa dovrebbe fare la politica per dare felicità ai cittadini? Quali sono le riforme economiche, sociali, istituzionali, culturali decisive per la soddisfazione e la felicità dell'individuo? Un pil più forte rende un popolo più soddisfatto? Basta avere il conto in banca robusto e il portafoglio gonfio di dollari o di euro, un lavoro gratificante, la carriera che avanza, la scalata sociale per dirsi felici? No. Almeno stando all'analisi sugli ultimi 30 anni degli americani (ma anche degli europei, italiani compresi) certamente più ricchi dei decenni precedenti, ma anche inesorabilmente e sconsolatamente più poveri nelle relazioni e quindi meno contenti e molto più infelici. Questo dice la prima banca dati sui fenomeni socio-economici della General Social Survey. All'aumento del reddito pro capite fa riscontro l'aumento della solitudine. Si guadagna di più anche perché si lavora di più (le donne due mesi e mezzo al'anno in più rispetto al 1975! Altro che lavorare meno lavorare tutti!), con conseguente stress (incertezze per il futuro, senso di inadeguatezza, paura di non far carriera ecc.) e mancanza di desiderio nelle relazioni con gli altri.

Il Prof. Stefano Bartolini, economista del Università di Siena quantifica e monetizza il livello di felicità negli USA e nei paesi occidentali: "Per comprendere l'importanza delle relazioni rispetto a quella del reddito nel determinare la felicità prendiamo gli indicatori del clima sociale, misurando il valore monetario della onestà e solidarietà altrui. Le persone che percepiscono gli altri come onesti e solidali tendono ad essere più felici di quelli che percepiscono il contrario, cioè disonestà e mancanza di solidarietà. Per questi ultimi il reddito familiare addizionale necessario per raggiungere la felicità dei primi è 67.000 dollari annui (25.000 dollari è il valore della solidarietà e 42.000 dollari quello dell'onestà)". Quindi, secondo questa impostazione, la felicità ha un costo. "Un individuo - aggiunge il Prof Bartolini - che percepisce di vivere tra gente disonesta e poco solidale necessita di 67.000 dollari annui in più di uno che percepisce il contrario, per raggiungere lo stesso livello di felicità. C'è anche il valore economico della solitudine? C'è. Infatti una persona "sola", senza amici e vicini, dovrebbe disporre di 320.000 dollari annui in più rispetto a un'altra che invece frequenta amici e vicini, per raggiungere il suo stesso livello di felicità.

In altre parole, servirebbero più soldi per tentare di "compensare" l'infelicità. Un televisore più grande per una solitudine più piccola... Ma non basta uscire di casa e stare in mezzo alla gente per vincere la solitudine e trovare la felicità. Giorgio Gaber con la sua "Canzone dell'appartenenza" spiegava che l'appartenenza non è un insieme casuale di persone, non è un consenso a un'apparente aggregazione. L'appartenenza è avere gli altri dentro di sé. Quanti giovani oggi sono soli pur vivendo in "branco", quante solitudini nelle città affollate, quanti rapporti effimeri si trascinano nel nulla? Però è più facile rinunciare alla propria felicità che al proprio orgoglio. Parole del poeta francese Paul Cludel che insieme a quelle dello scrittore Corrado Alvaro nella "Gente in Aspromonte" (La fortuna è cieca, ma l'invidia ha gli occhi) potrebbero far rifletter gli studiosi rinchiusi nella certosa di Pontignano. Da un'altra angolazione. Non è la politica a dare la ricetta della felicità.

domenica, 17 giugno 2007
Minimo:  -Perché il T9 mi dà "trigonki" e non "usignoli"!?!?!? 

Sindacale: -Perché in giro ci sono molti piú trigonki che usignioli  
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sabato, 16 giugno 2007
ed io mi sento un po' un cannibale e non scrivo mai a nessuno,

non ho voglia né di leggere o studiare,

solo passeggiare sempre avanti e indietro lungo il Corso o in Galleria...


Franco Battiato
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venerdì, 15 giugno 2007
Per una volta son d'accordo con Baffino: "E' uno spettacolo indecente".

Peccato solo avere un concetto diverso di indececenza.

Non è una sopresa che i vertici e la base abbiano prospettive diverse. E che nel mezzo, a chieder parola con l'indice alzato, ci sia sempre la schiera dei salottieri, intenti a formulare l'etica delle intercettazioni o a scandalizzarsi della parzialità della stampa.

Ché invece non sia il diritto (e gli eventuali reati commessi da ambo le parti) la vera questione da dibattere, pare non interessare ad alcuno. Eppure l'emergenza politica - e morale - resta lì. Sopra gli occhi di tutti.
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martedì, 05 giugno 2007
La democrazia è il sospetto ricorrente che piú di metà delle persone abbiano ragione piú di metà delle volte

E.B. White
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venerdì, 25 maggio 2007
Generalmente mi ricordo

una domenica di sole

una giornata molto bella

un'aria già primaverile

in cui ti senti più pulito

anche la strada è più pulita

senza schiamazzi e senza suoni

chissà perché non piove mai

quando ci sono le elezioni.



Una curiosa sensazione

che rassomiglia un po' a un esame

di cui non senti la paura

ma una dolcissima emozione,

e poi la gente per la strada

li vedi tutti più educati

sembrano anche un po' più buoni

ed è più bella anche la scuola

quando ci sono le elezioni.



Persino nei carabinieri

c'è un'aria più rassicurante

ma mi ci vuole un certo sforzo

per presentarmi con coraggio

c'è un gran silenzio nel mio seggio

un senso d'ordine e di pulizia.

Democrazia!



Mi danno in mano un paio di schede

e una bellissima matita

lunga, sottile, marroncina

perfettamente temperata

e vado verso la cabina

volutamente disinvolto

per non tradire le emozioni

e faccio un segno sul mio segno

come son giuste le elezioni.



È proprio vero che fa bene

un po' di partecipazione

con cura piego le due schede

e guardo ancora la matita

così perfetta è temperata...

io quasi quasi me la porto via.

Democrazia!



Gaber - Luporini 1976
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mercoledì, 11 aprile 2007
C'è chi nasconde i fatti perché non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia di studiare, di informarsi, di aggiornarsi.

C'è chi nasconde i fatti perché trovare le notizie costa fatica e si rischia persino di sudare.

C'è chi nasconde i fatti perché non vuole rogne e tira a campare galleggiando, barcamenandosi, slalomando.

C'è chi nasconde i fatti perché ha paura delle querele, delle cause civili, delle richieste di risarcimento miliardarie, che mettono a rischio lo stipendio e attirano i fulmini dell'editore stufo di pagare gli avvocati per qualche rompicoglioni in redazione.

C'è chi nasconde i fatti perché si sente embedded, fa il tifo per un partito o una coalizione, non vuole disturbare il manovratore.

C'è chi nasconde i fatti perché se no lo attaccano e lui vuole vivere in pace.

C'è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove s'incontrano leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, prìncipi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno.

C'è chi nasconde i fatti perché confonde l'equidistanza con l'equivicinanza.

C'è chi nasconde i fatti perché contraddicono la linea del giornale.

C'è chi nasconde i fatti perché l'editore preferisce così.

C'è chi nasconde i fatti perché aspetta la promozione.

C'è chi nasconde i fatti perché fra poco ci sono le elezioni.

C'è chi nasconde i fatti perché quelli che li raccontano se la passano male.

C'è chi nasconde i fatti perché certe cose non si possono dire.

C'è chi nasconde i fatti perché <<hai visto che fine hanno fatto Biagi e Santoro>>.

C'è chi nasconde i fatti perché è politicamento scorretto affondare le mani nella melma, si rischia di spettinarsi e di guastarsi l'abbronzatura, molto meglio attenersi al politically correct.

C'è chi nasconde i fatti perché altrimenti diventa inaffidabile e incontrollabile e non lo invitano più in televisione.

C'è chi nasconde i fatti perché fa più fine così: si passa per anticonformisti, si viene citati, si crea il "dibbattito".

C'è chi nasconde i fatti anche a se stesso, perché ha paura di dover cambiare opinione.

C'è chi nasconde i fatti per solidarietà con Giuliano Ferrara, che è molto intelligente e magari poi si sente soo.

C'è chi nasconde i fatti perché i servizi segreti lo pagano apposta.

C'è chi nasconde i fatti anche se non lo pagano, ma magari un giorno pagheranno anche lui.

C'è chi nasconde i fatti perché il coraggio uno non se lo può dare.

C'è chi nasconde i fatti perché nessuno gliel'ha chiesto, ma magari, prima o poi, qualcuno glielo chiede.

C'è chi nasconde i fatti perché così poi qualcuno lo ringrazia.

C'è chi nasconde i fatti perché spesso sono tristi, spiacevoli, urticanti, e non bisogna spaventare la gente che vuole ridere e divertirsi.

C'è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi tolgono la pubblicità al giornale.

C'è chi nasconde i fatti perché se no poi non lo candida più nessuno.

C'è chi nasconde i fatti perché così, poi, magari, ci scappa una consulenza col governo o con la Rai o con la Regione o con il Comune o con la Provincia o con la Camera di commercio o con l'Unione industriali o col sindacato o con la banca dietro l'angolo.

C'è chi nasconde i fatti perché deve tutto a quella persona e non vuole deluderla.

C'è chi nasconde i fatti perché altrimenti è più difficile voltare gabbana quando gira il vento.

C'è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi la gente capisce tutto.

C'è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, <<c'è chi pagherebbe per vendersi>>.


"La scomparsa dei fatti", Marco Travaglio
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