Blog - o blob? - scritto a quattro mani:
tutte, ma soprattutto due, che si sforzano solo il minimo indispensabile

Minimo sindacale, quattro chiacchiere in solitario
martedì, 23 dicembre 2008
"Naturalmente, sapevo che i feroci attacchi di depressione acuta che mi colpirono dall'inizio alla metà degli anni Ottanta non erano dovuti né a Brady né alla Ragazza Perduta. Avevano a che fare con qualcos'altro, qualcosa di molto più difficile da capire, e qualcosa che devo aver avuto dentro da molto più tempo, qualcosa di cui loro due non avevano colpa. Ma durante quei terribili periodi di crisi ripensavo alle ultime volte che mi ero sentito felice, soddisfatto, energico, ottimista; e lei e Brady facevano parte di quei momenti. Non erano solo loro i responsabili, ma in quegli attimi loro erano molto presenti: fu abbastanza per trasformare queste due storie d'amore in due colonne portanti gemelle di un'epoca diversa, incantata"
Nick Hornby, Febbre a '90
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giovedì, 23 ottobre 2008
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giovedì, 14 agosto 2008
<<Partire "scoppiati" fa bene alla coppia

sempre più ragazze in vacanza in comitiva>>

di Veronica Cursi - Il Messaggero, 10 agosto 2008

ROMA (10 agosto) - Valentina ha diciott’anni e domani parte per Formentera. Una casa nel centro di Es Pujol. Otto donne. Le vacanze quest’anno ha deciso di passarle senza il fidanzato: «Partire scoppiati, lo dicono tutti, fa bene alla coppia».


Mete preferite: la Spagna e la Grecia...
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venerdì, 28 marzo 2008
L'essere eccitato alle 8.24 per una nuova giornata di lavoro - per quanto questo possa essere stimolante o ripagante - mi fa nutrire dubbi sulla mia condizione esistenziale.

Soprattutto perché, in genere, un giornalista si dovrebbe svegliare dopo le 10.
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lunedì, 26 novembre 2007
Le donne della mia vita amano la carta riciclata.
giovedì, 08 novembre 2007
Sconcerto di Silvio Berlusconi alla notizia che il principale oppositore del regime pachistano è un ex giocatore di cricket:

"Credevo di essere io l'unico politico ad aver fatto fortuna lanciando palle"


Luca Bottura, Corriere della Sera, 5 novembre 2007

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sabato, 18 agosto 2007

Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l'adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L'abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all'organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d'informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d'informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l'intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un'opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè - come dicevo - i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un "uomo che consuma", ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. L'antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l'unico fenomeno culturale che "omologava" gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale "omologatore" che è l'edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c'è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s'intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?


No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d'animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i "figli di papà", i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l'hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l'analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari - umiliati - cancellano nella loro carta d'identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di "studente". Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell'adeguarsi al modello "televisivo" - che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale - diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio "uomo" che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre.


Pier Paolo Pasolini, Corriere della Sera, 9 dicembre 1973

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lunedì, 16 luglio 2007
I blog sono fatti per lo più da esibizionisti. Si trova la fuffa peggiore, senza un orientamento.


Umberto Eco

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lunedì, 02 luglio 2007

Quando voglio aggiornarmi sui passatempi dei bambini d'oggi, faccio riferimento al figlio dei miei vicini di casa. Tredici anni, sveglio nella media, consapevole - ma comprensibilmente disinteressato, e in quanto tale, paraculo - di come funzionano le mode tra i regazzini. Un paio d'anni fa gli prese la passione per gli omoni del wrestling e allora arrivarono nella sua cameretta le card con GionSina, TripolEich & co., gli immancabili videogames per la Ps e via discorrendo. Un po' tutto, tranne i posters, il cui spazio è riservato alle immagini della nazionale e della "MMaggica" (no, non è il tipo che appende il calendario della Canalis sul letto: forse lo terrà sotto la branda). Questo interesse durò diversi mesi e si concentrò, a dirla tutta, più sulla collezione del merchandising che sull'effettiva attenzione per i match televisivi. Già un annetto fa la sua collezione di "action figures" era già stata accantonata per spazio a quella dei mostriciattoli di turno.


Più o meno con la stessa tempistica si è mosso il palinsesto della tv generalista, che dopo molto tempo ha ripescato un genere da noi reso popolare tramite l'icona di HulkHogan e le caratteristiche espressioni italoamericane di Dan Peterson. In principio Italia1 ha programmato gli spettacoli alla domenica mattina, dove son rimasti per un po', prima che (ri)scoppiasse la Wrestlingmania. Da lì gli shows son passati al sabato pomeriggio, fino ad approdare al "prime time". Un'escalation che il network ha cavalcato a braccetto degli inserzionisti pubblicitari, ossia i produttori di merchandising vario.

La Wrestlingmania italiota, che la prima volta era coincisa con la Hulkmania (arrivata nel Belpaese in compagnia di "Dallas" e delle vallette di "Drive In"), s'è consumata così una seconda volta. Attirandosi le frustrate attenzioni (e reprimende) del Moige, alle quali Italia1 aveva risposto difendendo il suo prodotto. Nel frattempo l'interesse del mio giovane vicino di casa (e della maggior parte dei suoi coetanei italiani) s'è spostato verso altri spettacoli e marchi. Tanto da far calare i rating d'ascolto del programma "Smackdown!", tornato negli ultimi mesi all'iniziale programmazione della domenica mattina. Ora anche il secondo sbarco del catch americano in Italia (almeno sulla tv generalista) è al termine. L'occasione, colta da Italia1 per un prevedibile dietrofront, è l'atroce omicidio-suicidio di una delle sue star più celebri.

Il fenomeno era già in fase calante. Perché se in America il wrestling è fenomeno di (e in) costume e showbusiness, in Italia è essenzialmente showbusiness. La nicchia nostrana degli estimatori adulti di questo sport-
entertainment, attratta più dagli spettacoli che dal merchandising, è l'eccezione che conferma la regola: corrisponde per lo più al prototipo dell'appassionato americano medio, ma mi ricorda in fondo il modo con cui le casalinghe seguono certi sceneggiati tv (con l'unica differenza che mia madre non si rende quasi mai consapevole di avere davanti un "plot"). Perché, a ben guardare, questo spettacolo funziona - e perché non dovrebbe? - come qualunque altra finzione. Cambiano i linguaggi, ma restano gli stessi schemi narrativi:

<<Primordiali, infantili mostri da baraccone, questi cattivissimi sono personaggi che si travestono e recitano un copione codificato. La sequenza rituale è la seguente: primo scontro verbale tra i due antagonisti, negli spogliatoi, con enfatiche autorappresentazioni della propria forza e ingiurie e minacce all'avversario. Segue l'ingresso processionale sulla scena, accompagnate da musiche e da una miss. Saliti sul ring, esibizione dimostrativa della propria "mise" e della propria forza, rapido spogliarsi degli abiti e inizio della lotta. Ulteriori esibizioni saranno compiute dal vincitore alla fine del match>>*


Così come la scomparsa di un attore non mette in crisi il genere delle telenovelas o della fiction in genere, gli appassionati di wrestling resteranno tali anche dopo la tragedia del loro idolo. Dovranno cercare i loro beniamini altrove, perché il business in Italia, per ora, è finito.

A meno che gli spazi del digitale e del satellite non soppiantino la tv analogica, che continua a plasmare e rincorrere i gusti di determinati target commerciali. O a meno che non cresca una nuova generazione, la terza, cui proporre nuovamente cards, videogame e
merchandising vario.



*
Clara Gallini, <<Giochi pericolosi. Frammenti di un immaginario alquanto razzista>>: a ben vedere la sua descrizione si addice grosso modo anche ad una puntata di "Porta a Porta".




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venerdì, 29 giugno 2007
In vena di revival, Minimo e Sindacale disquisiscono sul peggior duetto musicale della storia. La dissertazione nasce tutta dall'ascolto di una delle performance meno conosciute di Max Pezzali, ai tempi in cui girava col Repetto e circa 2 tonnellate fa. Il pezzo in questione è Aeroplano e con lui cantava una sconosciuta Caterina (che dopo il memorabile incrocio di voci coll'883 ha misteriosamente fatto perdere le sue tracce). Sindacale ignora (o fa finta) l'indimenticabile duetto.

L'amarcord passa poi sulle coppie Morandi-Cola, Fabio e Alessandra Jalisse, Francesco e Giada "TuruTuruTuru". Tutti duetti di cui almeno si ricorda il motivetto. (E scusate l'abuso di dentali...)

Alla fine dell'excursus, si fatica solo a ripensare all'accoppiata Tatangelo-Stragà, di cui Minimo e Sindacale ignorano completamente l'esibizione. Se qualcuno ne ricorda le gesta, ce ne dia notizia. Ma anche no.
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