Blog - o blob? - scritto a quattro mani:
tutte, ma soprattutto due, che si sforzano solo il minimo indispensabile

Minimo sindacale, quattro chiacchiere in solitario
giovedì, 26 marzo 2009


Ci si legge su wordpress...
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martedì, 09 dicembre 2008
da DanieleLuttazzi.it




"Ad Aprilia esistono quattro impianti industriali ( due farmaceutici, uno di vernici e uno di pesticidi ) che, secondo la “legge Seveso”, sono a “rischio di incidente rilevante”. In tanti, da tempo, cercavano il modo di rendere l’aria ancora più irrespirabile e la zona ancor più pericolosa. Tutti battuti sul tempo dall’ingegner De Benedetti, grande sponsor del PD, che con la sua Sorgenia costruirà proprio qui, grazie a una autorizzazione concessa nel 2006 dal ministro Bersani ( PD ), una maxicentrale elettrica turbogas da 750 megawatt: produrrà energia bruciando metano. La massima ricaduta degli inquinanti sarà nel raggio di 5 km, densamente abitati. Poco importa che i cittadini di Aprilia protestino con manifestazioni, cortei e presìdi, sgomberati a forza: la Repubblica ( De Benedetti ) non ne parla. Ovvero, per dirla con Repubblica, "Berlusconi attacca il PD."
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martedì, 06 novembre 2007
biagi2_169big

"Dietro di me non c'è altro che la mia coscienza:

nei miei programmi futuri soltanto la tomba.

Che vorrei, è ovvio, più lontana

e con una lapide:

<<Scrisse quello che poteva,

mai quello che non voleva. Amen>>
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sabato, 29 settembre 2007
Eppure, lo so bene che dietro a ogni violenza esiste il male... se fossi un po' più furbo, non mi lascerei tentare.

Battiato
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lunedì, 16 luglio 2007
I blog sono fatti per lo più da esibizionisti. Si trova la fuffa peggiore, senza un orientamento.


Umberto Eco

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lunedì, 02 luglio 2007

Quando voglio aggiornarmi sui passatempi dei bambini d'oggi, faccio riferimento al figlio dei miei vicini di casa. Tredici anni, sveglio nella media, consapevole - ma comprensibilmente disinteressato, e in quanto tale, paraculo - di come funzionano le mode tra i regazzini. Un paio d'anni fa gli prese la passione per gli omoni del wrestling e allora arrivarono nella sua cameretta le card con GionSina, TripolEich & co., gli immancabili videogames per la Ps e via discorrendo. Un po' tutto, tranne i posters, il cui spazio è riservato alle immagini della nazionale e della "MMaggica" (no, non è il tipo che appende il calendario della Canalis sul letto: forse lo terrà sotto la branda). Questo interesse durò diversi mesi e si concentrò, a dirla tutta, più sulla collezione del merchandising che sull'effettiva attenzione per i match televisivi. Già un annetto fa la sua collezione di "action figures" era già stata accantonata per spazio a quella dei mostriciattoli di turno.


Più o meno con la stessa tempistica si è mosso il palinsesto della tv generalista, che dopo molto tempo ha ripescato un genere da noi reso popolare tramite l'icona di HulkHogan e le caratteristiche espressioni italoamericane di Dan Peterson. In principio Italia1 ha programmato gli spettacoli alla domenica mattina, dove son rimasti per un po', prima che (ri)scoppiasse la Wrestlingmania. Da lì gli shows son passati al sabato pomeriggio, fino ad approdare al "prime time". Un'escalation che il network ha cavalcato a braccetto degli inserzionisti pubblicitari, ossia i produttori di merchandising vario.

La Wrestlingmania italiota, che la prima volta era coincisa con la Hulkmania (arrivata nel Belpaese in compagnia di "Dallas" e delle vallette di "Drive In"), s'è consumata così una seconda volta. Attirandosi le frustrate attenzioni (e reprimende) del Moige, alle quali Italia1 aveva risposto difendendo il suo prodotto. Nel frattempo l'interesse del mio giovane vicino di casa (e della maggior parte dei suoi coetanei italiani) s'è spostato verso altri spettacoli e marchi. Tanto da far calare i rating d'ascolto del programma "Smackdown!", tornato negli ultimi mesi all'iniziale programmazione della domenica mattina. Ora anche il secondo sbarco del catch americano in Italia (almeno sulla tv generalista) è al termine. L'occasione, colta da Italia1 per un prevedibile dietrofront, è l'atroce omicidio-suicidio di una delle sue star più celebri.

Il fenomeno era già in fase calante. Perché se in America il wrestling è fenomeno di (e in) costume e showbusiness, in Italia è essenzialmente showbusiness. La nicchia nostrana degli estimatori adulti di questo sport-
entertainment, attratta più dagli spettacoli che dal merchandising, è l'eccezione che conferma la regola: corrisponde per lo più al prototipo dell'appassionato americano medio, ma mi ricorda in fondo il modo con cui le casalinghe seguono certi sceneggiati tv (con l'unica differenza che mia madre non si rende quasi mai consapevole di avere davanti un "plot"). Perché, a ben guardare, questo spettacolo funziona - e perché non dovrebbe? - come qualunque altra finzione. Cambiano i linguaggi, ma restano gli stessi schemi narrativi:

<<Primordiali, infantili mostri da baraccone, questi cattivissimi sono personaggi che si travestono e recitano un copione codificato. La sequenza rituale è la seguente: primo scontro verbale tra i due antagonisti, negli spogliatoi, con enfatiche autorappresentazioni della propria forza e ingiurie e minacce all'avversario. Segue l'ingresso processionale sulla scena, accompagnate da musiche e da una miss. Saliti sul ring, esibizione dimostrativa della propria "mise" e della propria forza, rapido spogliarsi degli abiti e inizio della lotta. Ulteriori esibizioni saranno compiute dal vincitore alla fine del match>>*


Così come la scomparsa di un attore non mette in crisi il genere delle telenovelas o della fiction in genere, gli appassionati di wrestling resteranno tali anche dopo la tragedia del loro idolo. Dovranno cercare i loro beniamini altrove, perché il business in Italia, per ora, è finito.

A meno che gli spazi del digitale e del satellite non soppiantino la tv analogica, che continua a plasmare e rincorrere i gusti di determinati target commerciali. O a meno che non cresca una nuova generazione, la terza, cui proporre nuovamente cards, videogame e
merchandising vario.



*
Clara Gallini, <<Giochi pericolosi. Frammenti di un immaginario alquanto razzista>>: a ben vedere la sua descrizione si addice grosso modo anche ad una puntata di "Porta a Porta".




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sabato, 16 giugno 2007
ed io mi sento un po' un cannibale e non scrivo mai a nessuno,

non ho voglia né di leggere o studiare,

solo passeggiare sempre avanti e indietro lungo il Corso o in Galleria...


Franco Battiato
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lunedì, 18 dicembre 2006
Anche Fiorello e Marco Baldini aderiscono allo sciopero dei giornalisti per favorire il dialogo con gli editori. Lo ha annunciato lo stesso showman oggi nel corso di «Viva Radiodue»: quella in onda domani sarà una puntata speciale, in formato ridotto con quello ospiti, senza i personaggi abituali; solo musica di gruppi e cantanti lanciati in questi anni da che Fiorello ha definito «sciopero della risata» ovvero una trasmissione senza gag, senza «Viva Radiodue».

«Mettiamo a disposizione la nostra platea -ha detto Fiorello rivolgendosi a editori e giornalisti- per parlare e mettervi d'accordo. E Baldini -ha scherzato lo showman riferendosi allo sciopero delle firme- domani non firmerà neanche gli assegni». Anche Bruno Vespa, ospite di «Viva Radiodue», ha parlato del contratto dei giornalisti: «Mi rendo conto che le posizioni sono molto distanti- -ha detto Vespa- ma non fa onore alla categoria degli editori non sedersi al tavolo delle trattative». (Adnkronos)



VivaRadioDue riesce ad essere divertente anche quando non vuole: Fiorello che solidarizza con i giornalisti e Vespa che partecipa ai suoi siparietti sono da teatro dell'assurdo.

P.s.: anche a questo giro di sciopero, Porta a porta è l'unico programma di approfondimento in onda. Avevamo già capito che non si trattasse di giornalismo.
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venerdì, 15 dicembre 2006
Stavolta l'abbaglio giornalistico è stato di quelli grossi, al punto da rispolverare, come ha fatto qualcuno, vecchi scheletri del peggiore giustizialismo a mezzo stampa italico. La storia del tunisino criminale, rimesso in libertà dall'indulto - il mal dei mali di questi tempi, dimenticando che il vero problema in Italia sta nel sistema legislativo e, in parte, in quello giudiziario - è durata il tempo di un giro di rotativa. O poco più. Il processo giornalistico per direttissima era, ammettiamolo, fin troppo facile da fare, e non so quanti non siano - o non sarebbero - caduti nell'errore. E una parte della responsabilità della gogna mediatica, pur non negando di aver sostenuto la testardaggine dei cronisti anche di fronte alle smentite delle forze dell'ordine, diamola pure ai magistrati che, davanti alle prime battute di agenzia e dei quotidiani online,  non hanno trovato il tempo di predicare la calma. Ma l'errore d'interpretazione dei giornalisti ha tutto un altro spessore. L'inchiostro versato a caldo su questa raggelante vicenda è sintomo di un modo di ricostruire la realtà sin troppo semplice ed immediato, che toglie spazi alla comprensione. No, non dico che si potesse sicuramente evitare l'errore. Ma la retorica del dramma e dell'indignazione (quella provocata dall'indulto) la si poteva schivare.


"Massacro di Erba: strana professione la nostra" di Vittorio Roidi, da Articolo21.it

"Che l'informazione sia drogata, incapace di discernere, e' vero ma quel che colpisce di piu' e che preoccupa e' l'accostamento immediato, come accadde anni fa a Novi Ligure, tra l'omicidio e l'immigrato", Edoardo Sanguineti, da Agi.it

L'indulto della ragione, di Sofri, quello anziano, da Wittgenstein.it, tratto a sua volta da Repubblica



P.s.: I link alle prime notizie sulla vicenda sui siti di Corriere e Repubblica sembrano spariti (guardare la lista dei link a destra) o non funzionanti.
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lunedì, 04 dicembre 2006

Comunicazioni di servizio per i malcapitati lettori.



Da utenti di Mozilla Firefox quali siamo, non c'eravamo accorti del dialer che veniva caricato fino a qualche giorno dal contatore al quale c'eravamo affidati: Internet Explorer faceva partire la maschera d'installazione del malefico programmino. Ce ne scusiamo.


Dal 27 novembre, intanto, è attivo il dominio ufficiale del blog. E' www.minimosindacale.it .
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