Blog - o blob? - scritto a quattro mani:
tutte, ma soprattutto due, che si sforzano solo il minimo indispensabile

Minimo sindacale, quattro chiacchiere in solitario
mercoledì, 04 marzo 2009
"Non elogiate il pensiero

 che è sempre più raro

 non indicate per loro una via conosciuta

 ma se proprio volete

 insegnate soltanto la magia della vita"


(Non insegnate ai bambini, Giorgio Gaber, 2003)


Come per la trasmissione della conoscenza, anche per la trasmissione della coscienza (politica, civile, umana) non ci si dovrebbe affidare a speciali progetti di approfondimento o a programmi di studio. Ben venga, per carità, la diffusione di contenuti e generi ignorati o trascurati dal mainstream letterario/musicale/cinematografico/cosìvia. Ma credo si dovrebbe lasciare questo compito a chi, tra gli insegnati o gli educatori in genere, quei messaggi li ha penetrati e fatti propri, tanto da sentire spontaneamente il bisogno di condividerli con le persone che sono chiamate a educare. Altrimenti meglio lasciare alle nuove generazioni il compito di (ri)scoprire autonomamente (e, spesso, con molto più piacere) la ricchezza del viaggio dei grandi pensatori della nostra musica, della nostra letteratura, della nostra arte.

P.s.: Non so se temere di più la notizia che dà spunto a questo post oppure quest'altra.
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venerdì, 13 febbraio 2009
Torna in mente in questi giorni, nel mezzo del delirio mediatico sulla vicenda di Eluana...

“Il 10 giugno 1981, a Vermicino, Alfredino Rampi, un bambino di sei anni, precipita in un pozzo artesiano largo circa 30 centimetri e profondo 80 metri. Inizia così una tragedia che tiene l'intera nazione con il cuore in gola per tre giorni, ma soprattutto nasce in questo momento la «tv del dolore». I tentativi di soccorso, le manovre tutte fallimentari per cercare di estrarre il piccolo dal pozzo, lo strazio della madre, vanno in onda ininterrottamente mentre un'intera nazione segue il dramma sul video con angoscia ma anche con una sorta di voyeurismo che, da quel momento, cambia profondamente il rapporto fra pubblico e televisione. Quando nella notte i vigili del fuoco arrivano sul posto, decidono di scavare un secondo tunnel per raggiungere il bambino diagonalmente. Per farlo però serve una trivella che i pompieri non hanno. Viene perciò lanciato un appello attraverso le tv locali ed è così che l'inviato del Tg2 Pierluigi Pini viene a conoscenza della vicenda e, con una troupe, si precipita a Vermicino. Da quell'istante inizia la trasmissione del dramma di Alfredino Rampi. Intanto la trivella non riesce a forare la roccia, vengono coinvolti gli speleologi, e mentre la folla si assiepa mangiando panini e intralciando le operazioni di soccorso, peraltro confuse, si pensa di calare qualcuno nel pozzo per afferrare il piccolo e riportarlo in superficie. I volontari si susseguono: prima Isidoro Mirabella, detto «l'uomo ragno», poi lo speleologo Claudio Aprile, quindi un volontario sardo, di corporatura minuta, Angelo Licheri, che si cala, ma riesce solo a spezzare un polso ad Alfredino. Disperato e distrutto dal senso di colpa Licheri torna in superficie mentre al suo posto scende lo speleologo Donato Caruso, che riemerge solo e sconvolto per il fallimento. Il presidente della Repubblica Sandro Pertini si reca sul posto intensificando l'impegno delle troupe televisive che non mollano la presa. Ma alle 10 della mattina di quel sabato 13 giugno, Alfredino è morto a 60 metri di profondità, e iniziano le polemiche. Sui soccorsi inadeguati, sulla volontà di usare una simile tragedia e le 18 ore di diretta per oscurare altre vicende politiche (crisi di governo, scandalo della P2 e così via), ma soprattutto sul fatto se fosse giusto fare di un'immane tragedia privata uno spettacolo televisivo”. (da Enzo Biagi - Loris Mazzetti, "L'italia del '900")

Da vedere, anche, "L'Italia di Afredino", puntata de "La storia siamo noi" su quella triste storia. Triste anche per la tv italiana.

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venerdì, 13 febbraio 2009
«Rutelli sempre più in sofferenza: Pd troppo di sinistra»


Il Messaggero, 11 febbraio 2009


«Il presidente della Repubblica è una figura di garanzia, ed è giusto che ci sia un equilibrio dei poteri»


Umberto Bossi, 11 febbraio 2009



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mercoledì, 21 gennaio 2009
"Si è svolto un acceso dibattito televisivo sull’antico tema: ma durante la guerra è giusto proporre l’intrattenimento? Aveva scritto Adriano Celentano: no all’intrattenimento. Ha risposto Vittorio Sgarbi ricordando che il poeta (Celentano) può dire quel che vuole ma esprime solo la sua opinione. Il vostro cronista ritiene che sia obbligatorio mantenere nei palinsesti programmi leggeri perché la vita continua, comunque. Chi scuote la testa è ipocrita. Purtroppo di guerre ce ne sono spesso"


Maurizio Costanzo, Il Messaggero, 21 gennaio 2009


Per evitare un altro inutile dibattito televisivo come questo, basterebbe raccontare la guerra semplicemente per quello che è e per quello che comporta. Senza salotti, senza il gusto della lacrima in primo piano, senza consigli per gli acquisti. Ma putroppo di ipocrisia ce n'è ovunque.


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domenica, 28 dicembre 2008

La parola agli scandinavi


«Nonostante il fisco gravi parecchio in Danimarca», un danese entusiasta osserva che «grazie alle tasse che paghiamo viviamo in una società che funziona. Non è come negli Stati Uniti dove imprenditori privati decidono chi riceve cosa». Per spiegare una tale approvazione per il sistema, un impiegato statale svedese sottolinea come le economie di questi paesi siano «pesantemente dipendenti dall’export e molto cosmopolite. La gente si sente come se avesse visto il resto del mondo e avesse scelto il modello migliore per sé stessa».

Una mentalità corrotta


Tuttavia mentre molti sono entusiasti riguardo gli ideali scandinavi, la realtà sembra essere tutt’altro che rosea. Come illustra una stagista danese della commissione europea: «il modello funziona solo se la gente ci crede. La gente oggi non vede i benefici e così imbroglia le tasse lavorando in nero. Cinqucento milioni di euro circa vengono persi ogni anno a causa dell'evasione fiscale». Anche altri hanno avvertito un tale sentimento, lamentandosi della perdita di solidarietà negli ultimi anni. «Il lavoro etico degli anni Sessanta non esiste più», commenta Magnus Von Schéele, uno stagista nato in Svezia: «Siamo passati dall’essere un popolo diligente e gran lavoratore, a uno appagato solo con gli assegni di indennizzo del governo. C’è una mentalità corrotta di fondo».
Le critiche a tale tendenza vengono comunque lasciate alle porte, e molti scandinavi ritengono che i governi siano insensibili alle richieste del mercato internazionale. La mancanza di una cultura del rischio o di incentivi per piccoli business è un tema ricorrente nelle accuse al sistema, come sostiene uno stagista scandinavo: «i governi scandinavi stanno lentamente soffocando lo spirito imprenditoriale: alla gente semplicemente non è permesso avere successo». Un altro svedese punta il dito contro il governo accondiscendente in questi paesi per spiegare l’apatia nazionale, affermando che «non puoi aspettare che la gente aspetti di trovare un lavoro nuovo soddisfacente quando la paghi all’80% in assegni familiari». Jacob von Oelreich, un lavoratore svedese alla Commissione Europea, concorda: «i governi hanno bisogno di far valere il dovere di lavorare. Oggi puoi rifiutare un lavoro senza conseguenze, il sistema dovrebbe pretendere più partecipazione dalla gente».

La fine del sogno scandinavo?


Ciononostante quando si tratta di effettivamente riformare il mercato, la nostalgia per lo stato assistenziale riaffiora. Jacob von Oelreich ha ammesso la sua tristezza nel vedere crollare in Svezia il modello social:. «negli ultimi 15 anni ho visto molti cambiamenti, come l’emergenza delle scuole private o dell’assistenza sanitaria», spiega, «il modello basato sullo stato si sta spezzando ed è molto triste. Le cose si stanno definitivamente muovendo nella direzione sbagliata». Altri oppongono la retorica liberale che ha preso piede nei discorsi riformisti: «oggigiorno, in Svezia, manca l’apertura mentale», critica un dipendente statale svedese, «il governo deve rinnovare la situazione ma non sa come farlo. L’intera faccenda gli è sfuggita di mano». Un finnico residente a Bruxelles è ugualmente pessimista: «il governo finlandese si è dato al risparmio e sta tagliando i servizi, ma un sistema operativo a metà è a volte peggio di sistema non operativo affatto. I politici non considerano nemmeno eventuali alternative: pare che i grandi cambiamenti abbiano un impatto maggiore contro l’opposizione rispetto ai piccoli».

Un futuro migliore nell’Ue?


Quindi qual è la soluzione? Mentre alcuni scandinavi lasciano trasparire la preoccupazione riguardo il fatto che l’Europa stia legiferando contro il loro sistema assistenziale, e Jacob von Oelreich critica il fatto che «Bruxelles stia togliendo ostacoli al mercato libero senza porre alcuna controparte sociale», altri sono molto ottimisti riguardo il futuro. Lo stagista svedese Magnus Von Schéele spera che la collaborazione costante con l’Unione induca un cambiamento nella mentalità nazionale, in quanto «far parte dell’Ue ci sta facendo riflettere sulla correttezza del nostro modello. Stimola una presa di coscienza verso altre alternative». Di sicuro la dimensione europea potrebbe costituire un incentivo per liberarsi del vecchio sistema, dimostratosi poco flessibile alle esigenze di un mercato sempre più liberale.
Ciononostante mentre gli stati scandinavi possono continuare ad agire in questo modo pur mantenendo la loro reputazione di campioni d’Europa nell’assistenza, rimane da vedere cosa accadrà quando Bruxelles comincerà a aumentare la pressione sulla competizione e la crescita degli Stati membri.
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martedì, 09 dicembre 2008



"Ad Aprilia esistono quattro impianti industriali ( due farmaceutici, uno di vernici e uno di pesticidi ) che, secondo la “legge Seveso”, sono a “rischio di incidente rilevante”. In tanti, da tempo, cercavano il modo di rendere l’aria ancora più irrespirabile e la zona ancor più pericolosa. Tutti battuti sul tempo dall’ingegner De Benedetti, grande sponsor del PD, che con la sua Sorgenia costruirà proprio qui, grazie a una autorizzazione concessa nel 2006 dal ministro Bersani ( PD ), una maxicentrale elettrica turbogas da 750 megawatt: produrrà energia bruciando metano. La massima ricaduta degli inquinanti sarà nel raggio di 5 km, densamente abitati. Poco importa che i cittadini di Aprilia protestino con manifestazioni, cortei e presìdi, sgomberati a forza: la Repubblica ( De Benedetti ) non ne parla. Ovvero, per dirla con Repubblica, "Berlusconi attacca il PD."
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giovedì, 06 novembre 2008
"Su Obama gravano molti interrogativi.

Con Obama alla Casa Bianca, al Qaeda sarà molto più contenta"


Maurizio Gasparri, 5 novembre 2008

Mai quanto lo è stata fino ad ora.



mercoledì, 17 settembre 2008
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giovedì, 14 agosto 2008
"La Russia ha invaso uno Stato sovrano vicino e minaccia un governo democratico eletto dal suo popolo. Azioni di questo genere sono inaccettabili nel XXI secolo"


George W. Bush, 12 agosto 2008

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giovedì, 14 agosto 2008
<<Partire "scoppiati" fa bene alla coppia

sempre più ragazze in vacanza in comitiva>>

di Veronica Cursi - Il Messaggero, 10 agosto 2008

ROMA (10 agosto) - Valentina ha diciott’anni e domani parte per Formentera. Una casa nel centro di Es Pujol. Otto donne. Le vacanze quest’anno ha deciso di passarle senza il fidanzato: «Partire scoppiati, lo dicono tutti, fa bene alla coppia».


Mete preferite: la Spagna e la Grecia...
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